Come ti calcolo il rating: gli indici di liquidità

Come si calcola la liquidità aziendale?

Il rating di credito misura l’equilibrio economico finanziario di una società, analizzandola sotto diverse prospettive al fine di valutarne l’affidabilità creditizia. 

Ma come viene calcolato?

Insieme ad Elisa Graffi, Rating Analyst di modefinance, stiamo percorrendo un viaggio alla scoperta degli aspetti presi in considerazione da S-peek per il calcolo del rating, illustrando nel dettaglio quali sono gli indici usati dall'algoritmo MORE per la valutazione dello stato di salute di un'impresa.

Dopo aver analizzato gli indici di solvibilità, che forniscono indicazioni sull’utilizzo delle fonti di finanziamento di un’impresa, in questo articolo vediamo invece quali indici vengono utilizzati per valutare la liquidità dell’azienda, ovvero la capacità di un soggetto di ripagare i debiti in scadenza nel breve periodo.

Current Ratio: Definizione e Calcolo dell'Indicatore di Liquidità Aziendale

L'analisi della liquidità - spiega Graffi- dovrebbe essere un processo continuo e integrato nella gestione finanziaria dell'azienda. Solo infatti attraverso il suo costante monitoraggio è possibile garantire la stabilità finanziaria a lungo termine dell'impresa evitando un ricorso eccessivo all'indebitamento.

Il primo, fondamentale, indicatore da calcolare è il Current Ratio, anche detto indice di liquidità primaria. Il Current Ratio esprime infatti la capacità di un’azienda di far fronte ai propri debiti a breve termine con le risorse finanziarie già disponibili o di cui verrà a disporre nei mesi successivi.

La formula per è la seguente:

Current Ratio = Attività Correnti / Passività Correnti

Nelle Attività Correnti - che puoi trovare nei bilanci disponibili all'interno dei report Extended12M di s-peek sotto la voce Disponibilità - rientrano infatti le risorse che si presume possono essere convertite in denaro entro un anno. Tra queste rientrano le scorte di magazzino convertibili in moneta entro 12 mesi (Scorte Attive), i crediti vantati nei confronti di clienti, le disponibilità liquidite ed alcune tipologie di attività finanziarie.

Con Passività Correnti (Esigibilità) si intendono invece tutte le voci di debito che hanno una scadenza inferiore a 12 mesi, siano essi di natura finanziaria (come i debiti verso le banche) o operativa (come i debiti verso fornitori o dipendenti, i debiti tributari o ancora i ratei e i risconti passivi).

"Cosa ci dice il Current Ratio? Se il ratio assume un valore superiore a 1, l’azienda ha un ammontare sufficiente di risorse liquide (immediate o liquidabili nel breve termine) per far fronte ai suoi debiti correnti, trovandosi pertanto in una situazione di equilibrio finanziario" 

Quick Ratio: l'Indicatore di Liquidità Immediata

Un secondo indicatore dal quale non si può prescindere in sede di analisi è il Quick Ratio, spesso definito anche Acid Test o indice di liquidità immediata. Quest’ultimo viene calcolato come il rapporto tra l’Attivo Corrente al netto delle scorte di magazzino e il Passivo Corrente. Non solo molte aziende non hanno magazzino, ma vendere i propri prodotti non è sempre facile né immediato. 

"La logica su cui si fonda questo indicatore è pertanto legata alla considerazione per cui le scorte di magazzino potrebbero non sempre essere facilmente liquidabili in tempi brevi. Per questa ragione risulta utile chiedersi – in ottica, se vogliamo, più prudenziale – se i soli crediti e le disponibilità liquide siano da sole sufficienti a far fronte agli obblighi di breve termine".

A differenza del Current Ratio, nel caso del Quick Ratio risultano adeguati anche valori inferiori all’unità, ma comunque auspicabilmente non inferiori a 0,5. Tuttavia, è bene ricordare che non si tratta di valori assoluti, ma vanno confrontati con i valori medi del settore in cui opera l’azienda e letti nel contesto più ampio dell’andamento complessivo dell’azienda. 

Come spiega Graffi, 

"esistono ad esempio settori in cui, per il tipo di attività svolta (nel commercio, solo per citarne uno), il Quick Ratio è sempre sensibilmente inferiore al Current Ratio per via dell’incidenza delle scorte sul totale delle disponibilità. Al contrario, settori che non prevedono la presenza di magazzino (consulenza, servizi, software, ecc…) presenteranno un Quick Ratio di fatto analogo al Current Ratio. Fare un’analisi prescindendo dalle considerazioni sulla tipologia di business, rischierebbe pertanto di portare a conclusioni errate".

Va inoltre tenuto conto che un valore molto alto di Quick Ratio potrebbe indicare che l'azienda non sta utilizzando in modo efficiente le proprie risorse liquide disponibili. Per questo, è opportuno affiancare anche l'analisi del Ciclo Monetario e considerare la velocità con cui l’azienda fa ruotare il magazzino, nonché sulle tempistiche di incasso dei crediti e di pagamento dei fornitori.

Il Ciclo Monetario: analizzare le dinamiche dei flussi di cassa

Tra la vendita di un prodotto, l'incasso e l'esborso dovuto al pagamento dei fornitori, intercorre un lasso di tempo variabile a seconda della tipologia di impresa. Tale periodo è definito ciclo monetario e la sua analisi è una componente essenziale della gestione finanziaria, poiché influenza la disponibilità di denaro per le operazioni quotidiane e può avere un impatto significativo sulla liquidità aziendale.

Un ciclo monetario più breve è generalmente preferibile, poiché significa che l'azienda converte rapidamente gli investimenti in inventari e i crediti in denaro contante. Tuttavia, è sempre importante considerare il contesto specifico dell'azienda e del settore in cui opera, poiché i tempi medi di incasso, pagamento e rotazione del magazzino possono variare notevolmente tra le industrie.

Come calcolare il Ciclo Monetario

Per stimare le tempistiche del Ciclo Monetario, è necessario innanzitutto stimare tutte le sue componenti, ovvero:

  • il tempo medio di giacenza delle scorte di magazzino (Days Inventory Oustanding): si può stimare dividendo il valore delle Scorte Attive per i Ricavi dalle Vendite e moltiplicando il risultato per 365;
  • il tempo medio di riscossione dei crediti (Days Sales Outstanding): è calcolato dividendo il valore dei Crediti verso Clienti per i Ricavi dalle Vendite e moltiplicando il risultato per 365;
  • il tempo medio di pagamento dei debiti (Days Payable Oustanding): è dato dal rapporto tra i Debiti verso Fornitori e i Ricavi dalle Vendite, sempre moltiplicato per 365.

Una volta calcolate le tre componenti è possibile determinare i tempi del ciclo monetario, ossia i giorni che intercorrono tra i flussi di cassa in uscita relativi al pagamento dei fornitori e quelli in entrata relativi agli incassi dai clienti:

Ciclo Monetario = DIO + DSO – DPO

Maggiore è il numero di giorni del Ciclo Monetario, maggiore sarà l’ammontare di risorse da reperire al fine di finanziare le attività operative. In linea generale, un allungamento del Ciclo Monetario ha effetti negativi sull’equilibrio finanziario perché è indice di un maggior divario tra i tempi di pagamento e quelli di incasso. Come spiega Elisa Graffi, 

ciò potrebbe dipendere da tempi maggiori di giacenza scorte (l’azienda ha bisogno di più giorni per trasformare le rimanenze in un flusso di cassa in entrata), da un allungamento delle tempistiche di incasso dei crediti, da un accorciamento delle tempistiche di pagamento dei debiti. La situazione ideale al contrario, è quella che vede flussi in entrata anticipare quelli in uscita.

Anche nel caso del Ciclo Monetario, è necessario confrontare i valori con i tempi medi del settore in cui opera l'impresa. Industrie diverse hanno infatti tempistiche diverse a causa delle caratteristiche intrinseche del settore.

In conclusione: Indicatori Chiave per la Liquidità e Oltre

In sintesi, Current Ratio, Quick Ratio e Ciclo Monetario sono i principali indicatori della liquidità aziendale desumibili dai dati accessibili pubblicamente sull'impresa, ovvero i dati di bilancio. Insieme agli indicatori di solvibilità, forniscono una panoramica della capacità dell'impresa a ripagare i debiti contratti, finanziari o operativi, a breve o lungo termine.
Per concludere la valutazione dell'affidabilità dell'impresa è necessario però analizzare l'a sua redditività, ovvero la capacità di generare profitto dall'attività svolta. Ma di questo parleremo nel prossimo e ultimo articolo.

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