Campari Group

1860. Mentre in tutta Italia si combatte per l’unificazione, al Caffè dell’Amicizia di Novara, in Piemonte, viene creato un liquore che passerà alla storia: il Bitter all’uso d’Hollanda di Gaspare Campari, conosciuto semplicemente come il Bitter Campari.

1860. Mentre in tutta Italia si combatte per l’unificazione, al Caffè dell’Amicizia di Novara, in Piemonte, viene creato un liquore che passerà alla storia: il Bitter all’uso d’Hollanda di Gaspare Campari, conosciuto semplicemente come il Bitter Campari.

Già nei suoi primi sessant’anni di vita, l’amaro contribuisce a creare l’identità italiana. Nel 1904 verrà aperto il primo stabilimento produttivo a Sesto San Giovanni, mentre nel 1915 aprirà lo storico locale Camparino in piazza Duomo a Milano.

Ancora oggi la storia del Campari è una storia di successo. Nel corso degli anni l’azienda è andata sempre più allargandosi, acquistando sempre maggiore popolarità anche grazie alle locandine e agli spot pubblicitari firmati da grandi artisti. A metà degli anni ’90 l’azienda porta a termine la sua prima acquisizione con Crodino, seguita negli anni successivi da Cinzano (1999), Aperol (2003), Glen Grant (2006), Averna (2014), Grand Marnier (2016), solo per citarne alcuni.

Oggi il Gruppo controlla il 45% dei brand globali. La sede principale è sempre rimasta in Italia, a Sesto San Giovanni.

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Il Gruppo Campari è il sesto per importanza a livello mondiale nella produzione di spirit di marca.

Quotato in Borsa dal 2001, nel solo primo trimestre del 2019 ha registrato vendite per 370 milioni di euro, con una crescita organica del 9,6%, mentre l’utile pre-imposte (EBT) rettificato (ovvero senza considerare le voci di natura straordinaria) è salito a 63,3 milioni. Per fare un confronto, nel primo trimestre del 2018 la crescita organica del Gruppo era stata del 2,2%, con vendite pari a 336 milioni e un utile prima delle imposte rettificato di 54 milioni (a cui tuttavia sia aggiungevano le plusvalenze date dalla cessione di Lemonsoda).

I recenti risultati confermano un trend in crescita da diversi anni. Nel 2017 il gruppo aveva chiuso con un fatturato di 1.8 miliardi di euro, con un netto miglioramento sotto il profilo della solvibilità e, in particolare, della redditività. Rispetto al 2016, il Gruppo era riuscito a raddoppiare i profitti, passati da 166 a 356 milioni, e a migliorare la propria posizione finanziaria netta riducendo fortemente il debito finanziario a breve termine e aumentato le disponibilità liquide del 45%.

Stabile invece il rating a BBB, segno che il Gruppo mostra una solida struttura patrimoniale e un buon equilibrio economico a prescindere dai risultati delle performance annuali. Inoltre, il Gruppo controlla anche la Campari International, società a responsabilità limitata con unico socio che nel 2017 ha registrato 91 milioni di fatturato ottenendo un rating di A.

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